Istituto di Formazione Professionale in Ambito Scientifico

Numero Verde Gratuito

800.17.30.25


Servizio clienti

info@istitutoats.com

Corpo umano e lessico del movimento umano

ats logo

Per poter affrontare l’analisi del movimento umano è fondamentale condividere una determinata nomenclatura.   In Italia il linguaggio della ginnastica e dell’educazione fisica era molto chiaro e ben determinato, lasciando spazio a poche interpretazioni.   Purtroppo da molti anni una grande quantità di termini che venivano utilizzati quotidianamente nelle lezioni di educazione fisica, negli ISEF […]

Corpo umano e lessico del movimento umano
06 maggio 2021

Per poter affrontare l’analisi del movimento umano è fondamentale condividere una determinata nomenclatura.

 

In Italia il linguaggio della ginnastica e dell’educazione fisica era molto chiaro e ben determinato, lasciando spazio a poche interpretazioni.

 

Purtroppo da molti anni una grande quantità di termini che venivano utilizzati quotidianamente nelle lezioni di educazione fisica, negli ISEF e in parte nei corsi di laurea in Scienze Motorie sono andati persi e ultimamente non vengono più neanche insegnati.

 

Molti di questi termini, patrimonio lessicale ormai perduto di una professione, non solo erano scarsamente conosciuti in precedenza ma, per di più, sono stati sostituiti da termini anglosassoni spesso storpiati e a volte utilizzati in maniera impropria.

 

Due Risultati

Ciò ha generato due risultati: da un lato una quasi completa dimenticanza della corretta terminologia del movimento, dall’altro una difficoltà nella corretta comprensione di un linguaggio diverso.

 

La terminologia del movimento e dell’educazione fisica aveva molte attinenze con la cultura militare e spesso tante definizioni si sovrapponevano (come ad esempio la posizione dell’Attenti), in passato erano quindi presenti dei testi che descrivevano minuziosamente, come un vocabolario, il lessico dei movimenti e il loro significato (FGNI, 1929; Mazzarocchi, 1942; Monti, 1948; Malvenda, 1980).

 

Con gli anni la pubblicazione di questi testi si è ridotta lasciando un importante vuoto didattico ed editoriale e riducendo di conseguenza la consapevolezza lessicale degli operatori. Recentemente è stato pubblicato un interessante testo (Scaramucci et al. 2016) il cui scopo è appunto quello di riportare alla luce determinate definizioni proprie del movimento che con il tempo si sono perse.

 

Il lessico corretto negli anni è stato sostituito da termini derivanti spesso dal fitness e da mode più o meno passeggere d’oltreoceano, modificando così ad esempio la descrizione di “piegamento degli arti superiori da corpo proteso dietro” in “push up”.

 

Se questa modifica può sembrare estremamente semplificativa va considerato che in realtà, in questa maniera, si crea un nome per ogni esercizio mentre con il linguaggio della ginnastica non si danno nomi agli esercizi, bensì si descrivono i movimenti base da cui gli esercizi sono composti.

 

Un Cambio di Logica e di Pensiero Fondamentale per chi si Occupa di Analisi del Movimento

Per una trattazione completa dell’argomento si rimanda ai testi precedentemente citati, nelle prossime righe invece si elencano gli aspetti chiave, tratti dalla letteratura citata, che devono essere tenuti in considerazione parlando di movimento umano.

 

Prima di tutto bisogna ricordare che ogni segmento corporeo ha una ben specifica nomenclatura che deve essere conosciuta al fine di poter descrivere correttamente il segmento in movimento (Figura 5).

 

Sebbene sembri assurdo, anche la nomenclatura dei segmenti corporei viene utilizzata troppo spesso impropriamente: non è raro trovare professionisti del settore che appellano l’intero arto inferiore come gamba o l’intero arto superiore come braccio.

 

La corretta definizione dei segmenti corporei aiuta non solo lo scambio di informazioni tra i professionisti, ma crea inoltre la giusta cultura nei confronti degli utenti, necessaria alla sensibilizzazione verso la conoscenza del proprio corpo; un passo fondamentale per instaurare una cultura della salute fisica.

 

Questa descrizione, che potrebbe sembrare oltremodo tecnica, è opportuna da usare non solo con gli adulti, ma anche con i bambini per far apprendere l’utilizzo di un lessico italiano corretto. Negli esempi che vengono forniti si citano solamente alcuni dei termini che descrivono le principali parti del corpo, invitando il lettore ad approfondire l’argomento.

Figura 5 – Nomenclatura dei segmenti e delle aree principali del corpo umano in vista anteriore e posteriore del soggetto

 

Direzioni di Movimento

Una volta descritti i nomi dei segmenti corporei, si può passare alla descrizione delle direzioni di movimento che possono essere riassunte secondo gli assi del corpo umano (Figura 6).

 

Se si considerano delle direzioni di movimento perpendicolari tra loro e si concorda di avere due versi di movimento per ogni direzione (concetto vettoriale), si avrà quindi una direzione di movimento lineare verso l’avanti e verso il dietro, una direzione di movimento lineare verso il lato sinistro del corpo ed una verso quello destro, ed infine una direzione lineare di movimento verso l’alto ed una verso il basso.

 

Così descritte queste direzioni e versi di movimento identificano degli assi corporei che sono perpendicolari tra loro. Secondo la sequenza dei movimenti lineari descritta si può quindi identificare un asse sagittale che attraversa il corpo da avanti a dietro e viceversa, un asse trasversale che attraversa il corpo da destra a sinistra e viceversa, e infine un asse longitudinale che attraversa il corpo dall’alto in basso e viceversa.

 

 

Figura 6 – Nomenclatura e direzione degli assi corporei e movimenti lineari effettuabili lungo gli assi. Tutti i movimenti lineari diversi da quelli descritti nell’immagine avvengono lungo assi intermedi che derivano dall’unione di questi tre assi principali. I movimenti lineari prevedono lo spostamento dell’intero corpo lungo l’asse di riferimento, gli altri tipi di movimenti segmentali che sono la maggior parte avvengono invece ruotando intorno all’asse. Va sempre tenuto in considerazione che gli assi del corpo, così classicamente descritti, sembrano essere relativi solo all’intero corpo umano. In realtà ogni segmento corporeo ha un proprio asse longitudinale che lo attraversa da una estremità all’altra e, quindi, si possono poi creare gli altri assi conseguentemente a quelli di partenza.

 

È molto importante sottolineare un ulteriore aspetto in merito agli assi di movimento: un grande numero di movimenti non avviene solo lungo l’asse, ma anche intorno ad esso, generando così dei movimenti di rotazione del segmento intorno all’asse stesso (Figura 7). Questo movimento che si viene a generare solitamente scorre su un piano che non contiene l’asse intorno al quale il segmento ruota.

 

 

Figura 7 – Esempi di rotazioni del bacino intorno ai tre assi e sui tre piani. A: rotazione intorno all’asse trasverso, quindi rotazione sul piano sagittale. B: rotazione intorno all’asse sagittale, quindi rotazione sul piano frontale. C: rotazione intorno all’asse longitudinale, quindi rotazione sul piano trasverso

 

 

Intersezione dell’Asse Sagittale

Secondo quanto appena riportato è chiaro a questo punto che si possono creare delle intersezioni degli assi di riferimento generando così dei piani ortogonali tra loro (Figura 8). L’intersezione dell’asse sagittale con l’asse longitudinale crea il piano sagittale, un piano verticale che separa il corpo in due metà, una destra e l’altra sinistra; questo piano è attraversato perpendicolarmente dall’asse trasverso, per cui ogni movimento di rotazione intorno a questo asse genera un movimento di scorrimento sul piano sagittale.

 

L’intersezione dell’asse longitudinale con l’asse trasversale crea il piano frontale (o piano coronale), un piano verticale che separa il corpo in due metà, una anteriore e l’altra posteriore; questo piano è attraversato perpendicolarmente dall’asse sagittale, per cui ogni movimento di rotazione intorno a questo asse genera un movimento di scorrimento sul piano frontale.

 

L’intersezione dell’asse sagittale con l’asse trasversale crea il piano trasverso, un piano orizzontale che separa il corpo in due metà, una superiore e l’altra inferiore; questo piano è attraversato perpendicolarmente dall’asse longitudinale, per cui ogni movimento di rotazione intorno a questo asse genera un movimento di scorrimento sul piano trasverso.

 

Figura 8 – Nomenclatura e posizionamento dei piani di riferimento

 

Si preme sottolineare l’importanza delle parole precedentemente utilizzate: ovvero i movimenti lungo l’asse sono movimenti lineari che scorrono traslando sul piano, i movimenti intorno all’asse sono movimenti di rotazione che scorrono con moto rotatorio sul piano.

 

Per controllare, gestire e muovere con competenza il proprio corpo o parti di esso nello spazio vengono identificati e descritti una serie di “schemi” che si intersecano tra loro pur mantenendo una forte caratterizzazione individuale.

 

Dal momento che i nomi sono simili e spesso vengono confusi, risulta utile definirli con attenzione:

 

Schema Corporeo

E’ la rappresentazione di sé, la percezione di sé in forma dinamica e forma statica nello spazio che ogni individuo ha di sé stesso (Dioguardi et al. 2005).
Questa rappresentazione assume un ruolo fondamentale per imparare e gestire i movimenti.
Lo schema corporeo è determinato da una serie di fattori (Dioguardi et al. 2005) che possono essere riassunti come segue (Tabella 2).

 

Tabella 2 – Fattori determinanti per lo schema corporeo

 

Schemi Posturali

Sono i movimenti eseguibili dalle singoli articolazioni che vengono svolti fin dal primo momento di vita. Sono quindi movimenti naturali analitici che l’essere umano compie grazie dell’anatomia stessa dell’articolazione in movimento, per questa ragione alcune articolazioni consentiranno alcuni movimenti e altre articolazioni saranno in grado di svolgerne altri.
Non si tratta di schemi da potenziare, ma di semplici movimenti di base della motricità umana che vengono a loro volta utilizzati in altri movimenti più complessi.
La comprensione degli schemi posturali prevede la conoscenza degli atteggiamenti (Scaramucci et al., 2016) e classicamente vengono suddivisi come segue (Tabella 3)

 

Tabella 3 – Schemi posturali

 

 

Schemi Motori di Base

Possono essere considerati come i movimenti di base e costitutivi della motricità umana. Da questa sequenza ordinata di gesti si generano i movimenti più complessi dell’essere umano. Questi schemi di movimento non sono appresi, ma innati e si consolidano per naturale ontogenesi, possono essere quindi migliorati, affinati e tradotti in tecniche sportive specifiche. Gli schemi motori di base servono quindi per vivere e per risolvere i “problemi motori” della vita quotidiana.

 

I Principali Schemi Motori

  • Rotolare
  • Strisciare
  • Gattonare
  • Camminare
  • Correre
  • Saltare
  • Atterrare
  • Lanciare
  • Afferrare
  • Colpire
  • Spingere
  • Tirare / Trazionare
  • Arrampicare

 

Per completezza di esposizione si ritiene utile fare delle precisazioni didascaliche su alcune terminologie utilizzate in questo paragrafo, per ulteriori delucidazioni in merito si rimanda a testi specialistici (Scaramucci et al., 2016):

 

Atteggiamenti

Nomenclatura utilizzata per definire la figura geometrica assunta nello spazio dal corpo o da una parte di esso. L’atteggiamento non considera i rapporti con ciò che si trova esternamente al corpo.

 

Possono essere elencati i principali atteggiamenti come segue:

  • Lungo
  • Breve
  • Torto
  • Arco
  • Raccolta / massima raccolta
  • Squadra / massima squadra

 

Attitudini

Nomenclatura utilizzata per definire i rapporti tra il punto di appoggio/vincolo e il corpo (più precisamente il centro di massa corporeo).

 

Possono essere elencati le principali attitudini come segue:

  • Appoggio
  • Sospensione
  • Volo
  • Neutra
  • Combinata

 

Posizioni

Nomenclatura utilizzata per definire il rapporto del corpo, o parti di esso, nello spazio rispetto agli elementi esterni. Classicamente si identificano delle posizioni codificate del corpo in determinati atteggiamenti che, a seconda delle attitudini, comportano specifiche tipologie di forze in gioco.

 

Esiste una posizione fondamentale che è quella dell’attenti e poi delle posizioni derivate e secondarie.
Le posizioni derivate sono quelle che si generano passando dalla posizione fondamentale ad altre posizioni elementari dei segmenti corporei; mentre le posizioni secondarie sono la posizione seduta, in ginocchio e a cavalcioni.

 

Le posizioni elementari delle singole parti del corpo sono diretta conseguenza delle azioni muscolari sul corpo stesso, cambiando così i rapporti reciproci tra i diversi segmenti.
Vi sono quindi posizioni elementari del capo, del busto, degli arti superiori e degli arti inferiori.

 

Per evitare lunghi elenchi, non strettamente attinenti alla trattazione di questo testo, si ricorda che in qualunque attitudine il corpo si trovi l’avanti è sempre anteriormente al viso, il dietro è sempre posteriormente al viso, l’alto è sempre superiormente al capo, il basso è sempre inferiormente al capo, la destra è sempre verso il lato destro del corpo e la sinistra è sempre verso il lato sinistro del corpo.
Questa precisazione è doverosa dal momento che molto spesso ci si imbatte in indicazioni errate.

 

Questo articolo è tratto dal libro Biomeccanica® Principi di Biomeccanica e applicazioni della video analisi al movimento umano
vincitore del premio letterario CONI

 

Live Chat
assistance banner image
Whatsapp
Messenger
800.17.30.25