Dott. Paolo Tirinnanzi
Coach ATS
Psicologo
Specializzato in Psicologia Sperimentale
Specializzato in Psicologia dello Sport

Molti studi hanno verificato come il fitness, inteso come strumento per il raggiungimento di una buona forma fisica, stia cedendo il passo al wellness, ovvero la ricerca di un ritrovato equilibrio psicofisico, che si traduce in un nuovo stile di vita, lontano dallo stress e da una vita logorante. Infatti, le situazioni quotidiane, generalmente collegate al mondo del lavoro o all’ambito familiare, possono portare a vivere sensazioni di tensione, che trovano espressione nella contrazione muscolare, nel nervosismo persistente, nei problemi di alimentazione, nell’insonnia. L’attività fisica svolge un ruolo importante nel ridurre tali manifestazioni, combattendo gli effetti negativi dello stress. L’effetto immediato è la riduzione delle sensazioni di tensione e quindi una diminuzione degli effetti dello stress. Ma spesso è una sensazione momentanea, che viene vanificata dai piccoli grandi eventi della nostra quotidianità. Per prolungare tale effetto, è possibile intraprendere un percorso verso il benessere, imparare cioè ad associare le sensazioni immediate del fitness alla più ampia panoramica del wellness, portandoci a ritrovare l’equilibrio.

In questo contesto la psicologia del benessere ci insegna a:

1)     Focalizzare l’attenzione e le energie sugli obiettivi che intendiamo raggiungere con l’attività fisica e su come riuscire a mantenerli una volta conseguiti;
2)     Aumentare la consapevolezza del proprio stato di stress e di tensione, che può essere contrastato attraverso l’apprendimento delle tecniche di rilassamento;
3)     Utilizzare le immagini mentali per aumentare i benefici dell’attività fisica;
4)     Imparare ad ascoltare il proprio corpo, cercando di percepirne le sensazioni e le emozioni.

Il possibile ruolo dello Psicologo dello Sport in un centro che si occupi del benessere della persona è, non solo quello di consulente rispetto all’elaborazione di sondaggi e piccole ricerche di mercato utili a monitorare l’efficacia dei servizi offerti alla clientela, ma soprattutto quello di aiutare i clienti a conquistare un benessere “a lungo termine” imparando a gestire tutte quelle situazioni di vita che sono fonte di stress, tensione e comportamenti che creano “malessere” in noi e nelle persone che ci sono vicine.
Concretamente un intervento dello psicologo in un centro che si occupi del “benessere totale” della persona si svolge attraverso una prima fase di osservazione e di conoscenza della persona stessa mediante la compilazione di alcuni test che servono ad individuare quali siano i “reali” ostacoli al non raggiungimento dell’obiettivo o al calo di motivazione, escludendo ogni possibile eziologia di tipo medico come problemi ormonali ecc. Si lavora, settimana dopo settimana, sui punti individuali principali che i clienti avranno identificato e ritenuto importanti per il loro scopo. Ogni incontro verrà quindi caratterizzato da uno spazio di parola, uno scambio di emozioni, una attenzione mirata per le problematiche emerse, cercando in questo modo di permettere al cliente di sentirsi seguito nel suo allenamento, non soltanto da un punto di vista del benessere fisico, ma anche dal punto di vista del benessere psicologico, con lo scopo di fornirgli dunque un supporto ed un servizio in più.

TRAINING MOTIVAZIONALE
L’acquisizione di fiducia in sé è la vera chiave della motivazione: l’autostima può essere incrementata in diversi modi, ad esempio raggiungendo piccoli obiettivi a breve termine, acquisendo così maggiore sicurezza nei propri mezzi. La motivazione infatti è strettamente legata alle emozioni: se ad un’attività vengono associate emozioni positive, è molto probabile un incremento di motivazione nello svolgere quell’attività; ecco perché migliorare le condizioni emotive di una determinata situazione (ad esempio con tecniche di rilassamento e/o di visualizzazione o potenziando di volta in volta le prestazioni) risulta particolarmente efficace da un punto di vista motivazionale. 

GOAL SETTING
Formulazione degli obiettivi a brevemedio e lungo termine, delineando accuratamente un’adeguata scala degli obiettivi e dei sub-obiettivi da perseguire. Gli obiettivi devono essere difficili ma non irraggiungibili, mirati al miglioramento graduale della prestazione più che al risultato (che rimane molto spesso una variabile imprevedibile). La formulazione degli obiettivi, fondamentale per il successo nello sport come nella vita, spesso non viene effettuata o effettuata in modo sbagliato, per questo è necessario partire da qui per un programma di allenamento mentale ottimale.

RILASSAMENTO E VISUALIZZAZIONE
Le tecniche di rilassamento, come il Training Autogeno di Schultz o il Rilassamento Distensivo Progressivo, vengono utilizzate per prendere consapevolezza della tensione muscolare a riposo, e per gestire situazioni ansiogene o stressanti che possono influenzare negativamente una prestazione. Queste tecniche  sono utili anche nella fase di pre-gara. Attraverso semplici attività di immaginazione o visualizzazione  (imagery), l’individuo riuscirà a visualizzare mentalmente immagini legate ad un particolare gesto atletico, una situazione piacevole, un percorso. È importante sottolineare che ogni immagine mentale contiene delle emozioni. Queste producono sostanze chimiche ed ormoni che vanno ad influenzare direttamente le nostre percezioni, il nostro vissuto corporeo e le nostre cellule. Perciò, il sentimento di riuscita o di insuccesso che sentiamo al momento della visualizzazione sarà determinante per il risultato dell’azione che dobbiamo compiere.

In questo percorso la visualizzazione viene utilizzata per:

  1. Migliorare le sequenze motorie apprese;
  2. Incrementare la fiducia in se stessi e la consapevolezza del proprio valore;
  3. Gestire la propria energia e controllare lo stress;
  4. Aumentare l’attenzione e le abilità di concentrazione;
  5. Creare un’efficace autostima.

La visualizzazione risulta particolarmente efficace se abbinata all’allenamento. Questa tecnica, preceduta sempre da una breve seduta di rilassamento, viene anche utilizzata prima di una gara o di un momento importante come momento di concentrazione e di visualizzazione del percorso.

POSITIVE THINKING
Spesso i pensieri negativi o pessimistici influenzano in modo sbagliato le nostre prestazioni ed il nostro umore. Imparare a pensare in positivo, a ristrutturare cognitivamente questi pensieri attraverso il nostro dialogo interno (self-talk) ci permette di incrementare il controllo del comportamento. Vengono ad esempio utilizzate parole-stimolo mirate a favorire l’ottimizzazione dell’auto-efficacia, del livello ottimale di performance, incrementando così la nostra autostima ed il nostro umore.

GESTIONE DELL’INFORTUNIO

Un discorso a parte merita poi la gestione dell’infortunio e/o della riabilitazione. In questo caso il fattore mentale è di principale importanza, e nel lavoro di riabilitazione non dovrebbe essere sottovalutato. L’infortunio e il dolore fanno parte del mondo dello sport, ma anche delle persone non sportive.  Non esiste persona che nella sua vita non abbia dovuto lottare contro il dolore o con un infortunio, sia esso banale, come una distrazione muscolare, una slogatura, o più serio, come nel caso di lesioni muscolari o di fratture ossee. L’infortunio può avere varie cause: mancanza di  allenamento adeguato, movimento improvviso ed incalcolato, perdita di equilibrio, aggressività e tensione, sovraccarico d’allenamento e situazioni esterne come fattori meteorologici o terreni da gioco sconnessi o comunque non idonei, materiale scadente od inadatto, avanzare dell’età. L’individuo che incorre in un infortunio si trova a dover affrontare una situazione del tutto inattesa (a meno che non si tratti di lesioni dovute a stress o sovraccarico che potevano essere evitate).

Questo può coglierlo impreparato, così da non riuscire ad accettare quello che è successo, dovendo ridimensionare la sua idea di infallibilità riconoscendo di essere limitato, impotente, di avere un fisico che pone delle barriere. Questo provoca reazioni di rabbia, tristezza, depressione, senso di colpa (verso se stesso o terze persone), non accettazione dell’accaduto e in seguito rifiuto di seguire un programma di riabilitazione, infine può anche portarlo a chiedersi costantemente se e quando sarà possibile ritornare ad una vita “normale”.

Queste reazioni sono assolutamente normali e comprensibili, fanno parte del nostro modo di reagire ad un cambiamento inaspettato e variano molto a seconda della personalità dell’individuo, della gravità dell’infortunio (percepita), del periodo nel quale accade e pure dal fatto che sia o meno il primo infortunio che la persona si trova a dover affrontare. Il rapporto con il dolore e con i propri limiti fisici possono però essere ingigantiti dall’individuo ipocondriaco o caratterialmente apprensivo, come da terze persone che influiscono sulla persona e che possono suggestionare le sue percezioni.
Il dolore è l’informazione che il corpo ci trasmette per segnalare che qualcosa non va, è un campanello di allarme che ci consiglia o obbliga a fermarci e a non sforzare la parte lesa. Di varia intensità può essere sopportabile o lacerante, fino allo svenimento. L’essere umano attribuisce una relazione diretta tra gravità e intensità del dolore: più il dolore è forte più l’infortunio è grave, quando il dolore sparisce si è guariti. Queste situazioni sono abbastanza comuni per chi si trova a lavorare con persone in fase di recupero e riabilitazione. Ogni caso ha la sua particolarità e le sue problematiche, ma tutti hanno una base simile: la paura del dolore. Per lo psicologo la sfida più grande è capire con quale tipo di dolore la persona stia combattendo e come aiutarlo a vincere le sue paure.

BIBLIOGRAFIA
– Brugnoli M.P., (2008). Mental Training nello Sport, ed. Red, Milano.
– Ferruccio A., (1994). “La preparazione mentale nello sport”. Movimento 10, Numero 1. Edizioni Pozzi.
– Heil J., (1993). Psychology of Sport Injury. Human Kinetics.
– Muzio M., (2002), Le basi scientifiche del recupero: gli aspetti psicologici. www.isokinetic.com
– Schultz, J.H., (1971). Il Training Autogeno. Feltrinelli.
– Wilson, S.B., (1994). Goal Setting, NY: AMACOM.

  
     © 2009 - - Tutti i diritti riservati - Privacy Policy

Powered by ATS